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Barra, Maria Antonia e Murat (italiano)

Nel febbraio 2021, lo street artist italiano Jorit ha completato il suo progetto chiamato "Il Rione dei Sogni" a Barra, in periferia di Napoli. Volendo rappresentare le ingiustizie del mondo, la versione finale dell’opera d'arte raffigura tre bambini addormentati e vuole rappresentare il messaggio che tutti nascono uguali e hanno il diritto di sognare. Situata ai piedi del Vesuvio, Barra è casa di una piccola parte del mio albero genealogico che, goffamente, si dirama dalla mia linea materna. Considerato il mio collegamento a Barra, e a Napoli in generale, l'opera d'arte di Jorit non potrebbe essere più azzeccata!


"Il Rione dei Sogni" Barra feb 2021. Fonte: Pagina Facebook di Jorit

La mia linea materna non ha eguali! In ogni generazione, ho incontrato donne alquanto anticonvenzionali, storie sia di persone ricche che di pezzenti, spose bambine, giovani vedove e i loro legami con alcune delle figure storiche e più influenti dell'odierna provincia di Vibo Valentia. Alcune hanno preso decisioni discutibili, a volte a beneficio dei loro figli, altre volte a loro danno.

Salendo sulla linea troviamo: Lina Tropea, Concetta Serrao, Elisabetta Galati, Maria Antonietta Cognetta, Clementina Galati, Carolina Scognamiglio, Maria Antonia Nieto, Felicia Massara, Marianna Trentacapilli...


Ho scoperto questa storia su mia nonna, la tredicenne Maria Antonia Nieto di Vallelonga, e sul suo matrimonio con il 36enne Domenico Scognamiglio di Barra, in un fascicolo del 1811 presente nell’archivio comunale di Vallelonga. La raccolta di documenti ufficiali fornisce più di un semplice insieme di nomi e date. Offre infatti informazioni su un tempo e un luogo caotici, un periodo di battaglie e brigantaggio, in cui si perdevano vite e veniva rubata l'innocenza. Ma soprattutto, racconta del misterioso legame tra l'adolescente e il re Gioacchino Murat di Napoli (cognato di Napoleone).


Documento 1 - Battesimo di Mariantonia Nieto


Maria Antonia Nieto fu battezzata nella chiesa di S. Maria Maggiore a Vallelonga il 29 novembre 1797, figlia del “magnificus dominus” Giuseppe Nieto e Felicia Massara. La stessa Felicia nacque a Monterosso Calabro (circa 14 km a nord di Vallelonga) intorno al 1775. Suo padre, don Michele Massara, era un aristocratico istruito in legge e fu sindaco di Monterosso per diversi anni. Sua madre, donna Marianna Trentacapilli, nacque nell'allora nobile e influente famiglia Trentacapilli di Pizzo Calabro. L'alleanza tra le famiglie Massara e Trentacapilli fu tale che tra loro furono contratti molti matrimoni strategici, al punto che Michele e Marianna fossero probabilmente cugini di secondo grado.


Battesimo di Maria Antonia Nieto (estratto latino). Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Documento 2 - Morte di Giuseppe Nieto


Molto meno si sa di Giuseppe. Anche se non c'è dubbio che fosse di alto rango sociale (a causa del suo titolo "magnifico" e del suo matrimonio con una donna del calibro di Felicia), le sue origini rimangono un mistero. Il cognome "Nieto" è notoriamente spagnolo e si trova raramente sulla penisola italiana. Anche se sembrerebbe inverosimile che un uomo di origini spagnole vivesse sulle colline della Calabria alla fine del 1700, non è del tutto impossibile, dato l'ex dominio spagnolo del Regno di Napoli. Sfortunatamente, possiamo solo ipotizzare poiché i documenti della chiesa di Vallelonga furono distrutti da un incendio accidentale nel 1926.


Morte di Giuseppe Nieto (estratto latino). Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Purtroppo, Giuseppe morì il 28 giugno 1807 all'età di circa 30 anni. L'estratto riporta “receptis vulneribus obiit” cioè morto per ferite ricevute. Durante lo stesso anno, molti giovani incontrarono il loro creatore a causa di simili ferite. Nel 1806 i francesi, guidati dal regime napoleonico, riuscirono a impadronirsi del Regno di Napoli. Il sostegno all'ex re borbonico Ferdinando fu così feroce che numerose battaglie furono combattute cercando di sconfiggerlo. Una di queste battaglie, che provocò centinaia di morti, fu combattuta a Mileto (a circa 40 km da Vallelonga) il 26 maggio 1807, un mese prima della morte di Giuseppe. La vittoria dei francesi in questa battaglia non fece altro che alimentare la resistenza politica nei cuori del popolo calabrese, e seguirono otto anni di brigantaggio. Non ho dubbi che Giuseppe sia morto a causa di questo caos poiché i membri della famiglia di sua suocera, Marianna Trentacapilli, erano notoriamente devoti lealisti borbonici, e hanno anche perso la vita opponendosi al nuovo regime. Maggiori informazioni su di loro in seguito.


Via Nieto a Vallelonga

Nonostante la sua morte prematura, Giuseppe ha avuto un forte impatto sulla città. La piazzetta che ospita la "Fontana della Croce" è stata infatti denominata "Strada di Nieto" in seguito alla sua morte avvenuta all'inizio del 1800, anche se successivamente il suo nome venne cambiato in “via Croce”. Appena fuori dalla piazza si trova un vicolo che collega a via Nicefora e conduce fino a piazza Monserrato. Ancora oggi il vicolo si chiama “via Nieto”


Documento 3 - Battesimo di Domenico Scognamiglio


Questo estratto fu inviato a Vallelonga dalla Chiesa dell'Ave Gratia Plena, di Barra, oggi a soli 10 minuti a piedi dalla street art di Jorit, di cui vi ho parlato in apertura. Il documento attesta che Domenico Maria Scognamiglio, figlio di Antonio Scognamiglio e Maria Rosa Tarallo (entrambi i cognomi sono ampiamente diffusi in tutta la città di Napoli), fu battezzato il 30 aprile 1775. La sua famiglia viveva in una casa di proprietà dei Solimeno.


Battesimo di Domenico Scognamiglio. Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Documento 4 - Morte di Celeste Scognamiglio


Intorno alla fine del secolo, Domenico sposò una donna di nome Celeste, il cui decesso è avvenuto il 12 maggio 1809. L'estratto afferma che i due coniugi risiedevano al numero 20 di via Infrascata (oggi via Salvator Rosa) fuori dal centro di Napoli. Al momento della morte, Celeste aveva 38 anni e lasciava due figli avuti con Domenico, rimasto vedovo: Luisa di 8 anni e Antonio di 4 anni.


Morte di Celeste Scognamiglio. Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Il regime napoleonico che si impadronì del Regno di Napoli e di Sicilia nel 1806 non può essere considerato del tutto negativo. Una serie di modifiche e miglioramenti furono apportati in tutto il Regno, tra cui l'introduzione dei municipi e la registrazione obbligatorio di nascite, morti, matrimoni e procedimenti legali. Nel 1811 giunse a Vallelonga da Napoli il funzionario civile qualificato Domenico Scognamiglio per completare la costituzione del municipio.


È intorno a questo momento che il vedovo Domenico avrebbe incontrato la vedova Felicia Massara. Entrambi avevano 36 anni, ciascuno con due bambini piccoli, ed entrambi appartenevano a uno status sociale relativamente alto. Non poteva sembrare un incontro più perfetto.


Documento 5 - La petizione per consentire il matrimonio di Maria Antonia Nieto


Purtroppo però, invece di prendere in mano Felicia, Domenico, sotto accordo, sposò la 13enne Maria Antonia, figlia della vedova. Il seguente documento evoca certamente un senso di dolore.


Petizione per consentire il matrimonio di Maria Antonia Nieto. Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Il 25 aprile 1811 Felicia si presenta al municipio di Vallelonga e dichiara il suo consenso a permettere alla figlia di sposare Domenico Scognamiglio della città di Napoli, ora residente a Vallelonga. Il documento riporta chiaramente il suo crocesegno (segno fatto a croce che assumeva la forma di una firma per gli analfabeti) e l'approvazione dei seguenti uomini: Natale Lamanna, notaio di Vallelonga; Giuseppe Lazaro, testimone; Saverio Manduca, notaio di San Nicola da Crissa. Il documento è stato poi inviato al comune di Soriano, insieme a un compenso, e firmato dal notaio Michele LoJacono il 27 aprile. È stato quindi inoltrato al re Gioacchino Murat per la sua approvazione finale poiché l'età legale per sposarsi era di 16 anni.


Re Gioacchino Murat

Cosa stava pensando Felicia? Era stata costretta? Era disperata? Domenico aveva fatto un'offerta troppo buona per essere rifiutata? A queste domande non verrà mai data risposta, ma si può solo immaginare quanto l’evento possa essere stato terrificante per Maria Antonia.


Documento 6 - L'approvazione dell'ufficio del Re


Il 5 settembre 1811, nell'ufficio del Re, fu redatto un documento in cui si affermava quanto segue:


“Maria Antonia Nieto di Vallelonga in Provincia di Calabria Ultra, di età 13 anni e 9 mesi, è autorizzata a contrarre matrimonio, nonostante non abbia ancora compiuto l'età prescritta dalla legge.”

L'approvazione del Re. Fonte: 1811 Processetti, Archivio di Vallelonga

Era firmato “Gioacchino Napoleone” (nome usato spesso da Gioacchino Murat) per conto del Re, Giuseppe Pignatelli, Segretario del Ministero di Stato. La richiesta non venne stata contestata; nessuna domanda venne fatta sul perché questo matrimonio avesse dovuto procedere. Dato che il Re aveva emanato queste leggi a seguito di una semplice petizione che non conteneva alcuna spiegazione valida, l'eccezione venne considerata. Il documento era stato poi inviato a Vallelonga e conservato nell'archivio insieme alla notificazione di matrimonio. Allo scoccare della mezzanotte (mezzanotte!) del 13 maggio 1812, i due registrarono formalmente il loro matrimonio presso il municipio. Di seguito è riportata la X-segno di Maria Antonia, seguita dalle firme di Domenico e dei loro testimoni.


Le firme sul atto di matrimonio di Domenico e Maria Antonia. Fonte: 1812 Matrimoni, Archivio di Vallelonga

La storia finisce tristemente il 2 febbraio 1829 quando Maria Antonia, alla giovane età di 32 anni e dopo aver dato alla luce sette figli, muore. Domenico rimase ancora una volta vedovo e responsabile dei tanti figli che aveva generato da entrambi i suoi matrimoni. "Gentildonna" Felicia non si risposò, ma visse una vita lunga. Morì il 22 aprile 1856 a Vallelonga all'età di 80 anni, un grande risultato in quei giorni, e sopravvisse a molti dei suoi discendenti. Personalmente, la considero come la regina Vittoria di questa linea familiare.


Morte di Donna Felicia Massara. Fonte: 1856 Morti, Archivio di Vallelonga

Mentre sembra ingiusto che Maria Antonia sia stata derubata della sua giovinezza per sposare un uomo quasi tre volte la sua età, quell’atto l’ha portata a diventare la matriarca di una famiglia di avvocati, notai, sindaci, medici e farmacisti, che avrebbero guidato lo sviluppo di Vallelonga nel XX secolo. Tra i suoi discendenti, a oggi diffusi in tutto il mondo, troviamo le famiglie Scognamiglio, Galati, Martino, Cognetta e Scaturchio, solo per citarne alcune.


Esecuzione del re Gioacchino Murat


Per uno strano scherzo del destino, però, anche il re alla fine perse la vita nel 1815, per ordine del prozio di Maria Antonia.


Il colonnello Gregorio Trentacapilli dopo aver ricevuto il suo cavalierato

Gregorio Trentacapilli era il fratello o il cugino della nonna materna di Maria Antonia, Marianna (e il cugino di secondo grado di suo nonno Michele Massara - erano tutti discendenti dell'alleanza Massara / Trentacapilli). Nell'ottobre 1815, Gioacchino Murat era in visita reale attraverso tutta la Calabria. Quando si sparse la voce che Murat si stava recando a Monteleone (il capoluogo di provincia), i briganti della zona si radunarono in gran numero per catturare l'ignaro re. Sempre opportunista, Gregorio si fece carico della situazione con il fratello Raffaele Trentacapilli, il barone Melacrinis e il concittadino Giorgio Pellegrino. Condussero briganti e soldati locali verso Monteleone e alla fine trovarono il re ei suoi soldati.

Castello Murat, Pizzo Calabro. Fonte: www.castellomurat.it

Vedendo il folto gruppo che si avvicinava, il re si alzò da cavallo e cercò di calmare i ribelli, incoraggiandoli a non sparare e ad avvicinarsi per parlare piuttosto che combattere. Gregorio non ne voleva sapere e ordinò a Murat di seguirlo a Pizzo “in nome del re Ferdinando” (il re borbonico rovesciato da Napoleone nel 1806). Ne seguì una battaglia, ma il re ei suoi uomini erano in inferiorità numerica e vennero catturati e ricondotti a Pizzo.


Opera raffigurante l'esecuzione del re Murat di Giuseppe Bava

Una volta in città, il re fu condannato a morte pubblicamente e rinchiuso nelle camere della prigione all'interno della fortezza del vecchio castello. Il castello in questione era stato eretto dagli ex sovrani aragonesi (spagnoli) e si trova ancora oggi su una scogliera appena fuori dalla piazza della città. Fu proprio lì, alle 21 di venerdì 13 ottobre 1815, che Murat fu condotto alla morte dal plotone di esecuzione. Si comportò nobilmente fino alla fine accettando il suo destino con dignità. Facendo notare che era ancora lui il re, diede gli ordini finali: “Attenzione, sono io che comando! Carica... mira... fuoco!"


Facendo il giro del mondo, il seguente decreto del re borbonico Ferdinando IV è stato pubblicato nel "Niles 'Weekly Register - Volume 13" (gazzetta globale di Baltimore, Maryland, USA).



“È stata concessa al colonnello Gregorio Trentacapilli la dignità di cavaliere, di comandante dell'ordine reale di San Ferdinando e del Merito, oltre a una pensione annuale a vita di 1000 ducati.


Sono stati nominati cavalieri della grazia del regio ordine di Costantiniano, il ​​barone Cesare Melacrinis, Raffaele Trentacapilli e Gregorio Pellegrino. A ciascuno di loro è stata concessa una pensione annua a vita di 300 ducati."


Immagino che sia tutto lecito in amore e in guerra, ma i bambini dovrebbero avere sempre il diritto di sognare.


A cura di Terry Palamara

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